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Consorzio per la gestione del Monumento Naturale Altopiano di Cariadeghe

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Il Büs del Zel

Il fondo della dolina nella quale ci troviamo è inciso dalla presenza di una grande frattura aperta in corrispondenza di una faglia. Questa dà modo di accedere ad una grotta il cui modesto sviluppo non spiegherebbe la sua notevole fama, se le caratteristiche climatiche della cavità non ne avessero accresciuta l'importanza in termini di cultura materiale locale, in virtù del suo utilizzo.

Nota da sempre alla popolazione stanziale, costituisce un esempio tipico di ciò che in termini speleologici si definisce "trappola del freddo". L'imbuto della dolina e l'iniziale andamento verticale della cavità fanno sì che durante l'inverno vi scivoli sul fondo, si raccolga, si comprima e si conservi a lungo una certa quantità di neve. Oltre a ciò, in questa stagione, si ha una ventilazione in entrata, la grotta cioè, collegata da fessure con impraticabili e sconosciute profondità, aspira aria gelida dall'esterno, favorendo la formazione di depositi di ghiaccio.

La conservazione di neve e ghiaccio è autoalimentata dal fatto che l'aria fredda, più densa e più pesante, rimane imprigionata sul fondo della cavità, anche quando all'esterno la temperatura aumenta. La loro presenza, che spesso si protrae fino all'inizio della stagione estiva, non è un fatto sfuggito all'attenzione dei locali che da tempo immemore - e fino a quando l'avvento del freddo artificiale non ha resa inutile tale necessità - hanno sfruttato tale condizione per cavarne ghiaccio durante la più calda stagione. Ne rimaneva testimonianza fino a non molti anni fa, prima che venisse distrutta dal tempo, una vecchia scala a pioli in legno che facilitava la discesa nella grotta.

Nella buona stagione, si può notare che le labbra della frattura d'ingresso sono interessate da una rigogliosa vegetazione di elementi caratteristici dei luoghi freschi, umidi e ombrosi, soprattutto felci, muschi ed epatiche.

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